Gli alpeggi del Vallone di Saint-Marcel

Alpeggi

L'appassionato di montagna che oggi si avvia nel Vallone di Saint-Marcel vedendo così poche malghe abitate non riuscirebbe mai ad immaginarsi che una volta, cinquant'anni fa, i due fianchi della montagna erano completamente sfruttati a pascolo ed ogni costruzione era abitata.

Circa 350 capi di bestiame suddivisi in 5 arpó, ognuna gestita da un diverso mountagnar (proprietario d'alpeggio) vi trascorrevano l'estate. Con il termine dialettale arpó veniva indicato l'insieme delle mandrie che ogni singolo allevatore affida al mountagnar durante il periodo estivo.

L'arpó più numerosa, 100 capi, all'én-arpa [periodo compreso tra il 15 ed il 24 giugno(da San Bernardo a San Giovanni)], si ritrovava all'alpeggio di Fontillon. Dopo aver brucato tutta l'erba di quei pascoli saliva alle malghe di Sinsein, quindi a quelle di Plan Ruvéi e raggiungeva infine la Grande Chaux. Dopo una permanenza di venti giorni circa iniziava progressivamente la discesa fino al momento della dé'harpa (fine settembre) quando ogni allevatore riprendeva nella sua stalla il proprio nourén (mandria).È opinione comune che la varietà di erba e di fiori presente in questi alpeggi fosse la migliore della zona e di conseguenza anche i prodotti caseari erano i più rinomati.
Diversi arpiàn accudivano il bestiame in estate. Il numero variava da un minimo di quattro ad un massimo di 12, tutti maschi.Il dèvàn berdzì (capo pastore) sorvegliava la mandria, gestiva il pascolo e mungeva. Era lui che assegnava ai bovini la 'óouie (delimitata zona da pascolare ) a seconda del numero di capi e della quantità d'erba presenti.Il capo pastore era aiutato da un numero variabile di berdzì dal 'ècón berdzì e dal dèréi berdzì. Quest'ultimo era generalmente un ragazzino chiamato anche tchit.
Vi erano poi il frutì (casaro), che lavorava il latte, il 'oudzì dè mei'hón, che si occupava della pulizia delle stalle e aiutava il casaro nel riordinare la mei'hón(casera) e nella preparazione dei pasti.
Vi potevano inoltre essere altre tre figure: l'èivieui, che curava la manutenzione e la pulizia dei canali irrigui ed irrigava i pascoli,; il sailleui, che salava le fontine , ne curava la maturazione e le trasportava dalle singole casere alle cantine-magazzino; il 'oudzì di boou, che si procurava la legna necessaria per la lavorazione del latte, preparando anche una piccola scorta per l'anno successivo , ed estirpava cespugli e rododendri, che spuntavano nei pascoli.