I mulini

Mulino di Seissogne - foto Edy Droz

La Valle d'Aosta nel periodo medievale è sempre stata un corridoio di commercio e scambio tra le zone alpine e la pianura padana.
Nel XII secolo esisteva tra i Signori di Bard, i Conti di Savoia ed alcuni Comuni del canavese, un complesso intreccio di relazioni politico-economiche per il commercio delle macine (moûle in patois).
Le macine provenivano dalle cave (mouliye) di Saint-Marcel, nei pressi del monte Fontillon, dove tutt'ora sono evidenti le tracce dell'estrazione in alcuni punti ben precisi. Su alcune rocce sono ancora scolpite le forme di macine grezze ancora da cavare, o abbandonate probabilmente durante la lavorazione, a causa di fenditure o crepe prodottesi sotto la pressione degli scalpelli.
Le macine avevano dimensioni e nomi diversi in funzione del loro utilizzo: macine, mole e clape. I nostri mulini avevano macine a scorrimento orizzontale ed erano usati per la macina dei cereali, le macine a scorrimento verticale come frantoio per noci, canapa e sidro e le mole per molare lame e utensili vari. Le clape si pensa venissero usate come macine, collegando vari spicchi di pietra con delle cerchiature metalliche.
Le macine erano estratte con scalpelli artigianali forgiati a mano, si eseguiva la forma circolare e la sgrossatura, e poi con l'aiuto di cunei in legno appositamente bagnati (per far si che si gonfiassero,
impregnati di acqua) e collocati nelle fessure tra la roccia e il manufatto facevano staccare la macina grezza, che veniva
poi caricata con cura e fatica su delle slitte trainate da animali. Le slitte o i carri, trainati da buoi, cavalli o muli venivano portati a valle verso il paese di Saint-Marcel poi verso Fenis, Ussel, Montjovet per giungere poi a Bard dove veniva riscosso il pedaggio detto "pedagium molarum" e dove erano registrati tutti i passaggi delle merci e materiali, affidati ad un apposito funzionario detto "pedagiator", coadiuvato da uno "scriptor". Le macine semilavorate erano destinate ai "molarius communis", opifici incaricati della rifinitura che si trovavano nella zona di Ivrea, oppure venivano portati in magazzini di deposito e smistamento prima di essere messe in funzione nei mulini ad acqua.
Naturalmente molte macine sono state impiegate anche per il mercato locale, dove i mulini ad acqua erano un buon numero. Da un documento dello storico De Tillier, nel territorio di Saint-Marcel nel 1700 si contavano 22 mulini, molti dei quali sono ormai ruderi o scomparsi

Il mulino: funzionamento ed utilizzo

Tra la fine del 1800 e il 1900 il monopolio dell'estrazione delle moûle era concesso dallo Stato alla famiglia detta dei "Favret" (soprannome che deriva dal mestiere di fabbro).
Tutte le macine dei mulini di Saint-Marcel provenivano dalla cava di Fontillon.
Le moûle si distinguevano a seconda del loro funzionamento ovvero quelle a scorrimento verticale (pîlo) e quelle a scorrimento orizzontale. Le prime venivano usate per macinare le noci, le castagne e l'orzo con il quale si faceva la minestra; le seconde invece per i fagioli (alimento molto nutritivo per gli animali) e per i cereali, in particolare frumento, grano, orzo e, dal dopoguerra, mais. Le macine erano azionate da un meccanismo che sfruttava la forza dell'acqua: questa scorrendo, o cadendo dall'alto, imprimeva un movimento rotatorio ad una grande ruota. Appositi ingranaggi trasmettevano tale movimento costante alla macina stessa che, ruotando su quella fissa, triturava i cereali fino a farne farina.
A Saint-Marcel tutti i mulini sfruttano il meccanismo a caduta per cui sono azionati da ruote orizzontali. Questo spiega la loro ubicazione lungo i principali "Ru" che attraversano il territorio.

Il mulino di Seissogne

Nel villaggio di Seissogne, nel corso dei secoli, sono stati costruiti più mulini. Di questi, uno è scomparso, due sono ruderi ed uno è ancora in funzione. Quest'ultimo è stato costruito nel 1630 circa, dagli abitanti del villaggio, riuniti in un consorzio, per macinare il grano che proveniva dai campi circostanti. Esso è situato in un avvallamento del terreno accanto al "Ru Seissognarda", conosciuto come "Riva di Seissogne", per sfruttarne la caduta. Il terreno su cui è edificato è stato venduto da un privato al consorzio. La scelta del luogo non è stata casuale, in quanto questo sorge a monte del rudere di quello precedente, ovviando così un'ulteriore deviazione del corso d'acqua.
L'acqua del "Ru" è stata incanalata in tsiou, ovvero in tronchi di legno incavati che richiamano la forma delle grondaie. Per aumentare la velocità di caduta dell'acqua, l'ultima tsiou è posta in posizione obliqua per far sì che l'acqua, cadendo sulle palette di una ruota orizzontale, (torbillet) le azioni. Il legno utilizzato nella costruzione è l'ontano poiché è il più resistente all'acqua. Questa scelta è legata al fatto che l'intera ruota (palette e torbillet) deve rimanere sempre bagnata: si lascia quindi che un filo d'acqua scivoli lungo l'incanalatura per evitare che, nel momento in cui il mulino non è in funzione, il legno si secchi. Il continuo passaggio da uno stato all'altro (secco/bagnato) ne provocherebbe infatti la marcitura.
La ruota, azionandosi, genera all'interno del mulino il movimento rotatorio della macina superiore, mentre quella inferiore rimane fissa. La prima è incavata mentre la seconda ha una forma detta a "schiena d'asino". In questo modo si evita lo sfregamento delle due macine che comporterebbe la loro eccessiva usura. Durante l'utilizzo, le due moûle possono essere avvicinate o allontanate, a seconda delle esigenze, grazie all'utilizzo di una chiavetta: nel primo caso si otterrà una farina più fine e nel secondo più grossolana.
Al di sopra delle macine vi è un contenitore denominato étéi, che ha una capacità massima di 70 Kg, nel quale viene versato il prodotto da macinare. Quest'ultimo cade nell'écouèletta (piccolo contenitore) che è fatta vibrare dal bataillet, azionato dal movimento della macina. Il contenuto dell'écouèletta scivola tra le due macine ed è così triturato. La farina ottenuta scende e si accumula in una grossa cassapanca, viene poi messa in sacchi per trasportarla fino a casa dove viene posta in cassapanche (artsön) o la si lascia nei sac de rîta per permetterne l'essiccazione e la traspirazione. Il locale in cui la farina è deposta deve essere secco: pertanto, generalmente, si utilizzano il solaio o il granaio. Prima di lasciare il mulino, il mugnaio deve deviare nuovamente l'acqua, per evitare che le macine ruotino a vuoto, e restituire la chiave al presidente del consorzio.
I tempi di macinazione possono variare: una grande disponibilità di acqua fa sì che la forza impressa all'ingranaggio sia maggiore e quindi il lavoro può procedere più velocemente; la regolazione più o meno stretta del bataillet fa sì che scenda una maggiore o una minore quantità di prodotto.
Il funzionamento del mulino segue un regolamento stabilito dai primi membri del consorzio i quali si sono riservati il diritto esclusivo di macinare. Questa regola è ancora vigente per gli attuali 41 membri. L'unico modo per usufruire del mulino è l'eredità, che può essere diretta (padre-figlio) o indiretta (senza legami di parentela). In quest'ultimo caso i membri del consorzio si riuniscono per decidere se accettare o meno l'erede. Questa, come tutte le riunioni, è indetta dal presidente, che è votato durante l'assemblea generale dei membri del consorzio. Egli si occupa della parte amministrativa: nei suoi compiti rientrano la manutenzione ordinaria, le riparazioni dei danni provocati dagli usufruenti e il calendario dei turni di accesso al mulino. La manutenzione ordinaria consiste nel verificare l'efficienza delle varie componenti della struttura: in particolare bisogna "ripichettare" le macine per evitare che consumandosi diventino lisce. Le spese necessarie alla manutenzione sono divise in proporzione alle ore di diritto dei vari membri, fissate nel calendario.
Le ore inizialmente sono state ripartite in base alla quota versata da ciascun consorzista per la costruzione dell'edificio e l'attuale orario rispecchia questa distribuzione. Si può macinare soltanto nelle ore prestabilite, dal 21 settembre al 21 aprile, poiché in questo periodo l'acqua non è usata per irrigare i prati. Chiaramente in questo arco di tempo, quando il freddo è eccessivo, l'acqua gela impedendo l'utilizzo del mulino. Si macina sia di notte che di giorno in quanto i turni cominciano a mezzanotte e terminano alle ventiquattro del giorno successivo.
La domenica e nelle festività quali: il 20 gennaio (S. Fabien, patrono del villaggio), il 23 maggio (Ascensione), il 13 giugno (Fête de Dieu) , il 1 novembre (Tutti i Santi), il 4 dicembre (Santa Barbara) ed il 25 dicembre (Natale), è vietato utilizzare il mulino (cfr. allegato n°2). Il calendario non era comunque così rigido in quanto era possibile effettuare dei cambi e dei prestiti di ore. Questo avveniva soprattutto per permettere anche a chi, non avendo potuto partecipare alla costruzione del mulino per mancanza di denaro, aveva comunque prodotto da macinare. La persona che beneficiava del prestito era tenuta a ricompensare il "creditore" o con prodotti agricoli (farina, pane, fontina,...) o con prestazioni di lavoro.
I danni provocati dagli usufruenti erano risarciti dai medesimi: se questo non avveniva essi erano esclusi dal Consorzio, impedendone l'accesso anche agli eredi. Solo dopo il risarcimento dei danni ed il parere favorevole dell'assemblea si poteva rientrare nella lista dei membri. Se il mulino si rompe nei giorni in cui qualcuno ha diritto all'utilizzo, le ore vengono recuperate durante i giorni vacanti .
Il mulino di Seissogne nel corso dei secoli ha subito numerose ristrutturazioni, tra cui la più recente risale al 1969/70. In tale data è stato rifatto il tetto, sono state aggiustate le grondaie, rifatto il torbillet poiché marcio, ricostruito il solaio (pavé) ed il sostegno delle macine (plantsì). I sussidi per la ristrutturazione sono stati forniti dalla Regione.
La semina dei campi, la raccolta e la macinazione sono effettuati individualmente (ovvero ogni famiglia provvede al proprio fabbisogno), mentre la battitura dei cereali e la preparazione del pane sono realizzati dall'intera comunità.

 

1. La Fête de Dieu, o Corpus Domini, varia a seconda della festività di Pentecoste.
2. I giorni vacanti risultano nei mesi in cui non vi sono festività infrasettimanali, inoltre il calendario del mulino ha i mesi di 24 giorni.